Ci sono rischi che vale la pena tentare. Solo così potrai dire di aver vissuto senza rimpianti! E a volte per rincorrere un sogno, bisogna avere il coraggio
di rischiare. La storia di Matteo Piras parte proprio da qui. Era l’aprile del 2022 quando Matteo decide di congedarsi dal Centro Sportivo Carabinieri.
Una decisione non certo facile perché la sicurezza che ti dà un posto come funzionario presso il Ministero della difesa è una cosa a cui è difficile
rinunciare. Però vuoi mettere l’ebbrezza di fare un salto nel vuoto per tentare di qualificarsi ai Giochi Olimpici di Parigi 2024?
L’adrenalina che si prova è pazzesca e quindi Matteo butta il cuore oltre l’ostacolo, chiedendo il sostegno della sua famiglia a Torino ed alla sua società
d’origine: l’Akiyama Settimo. Forse è proprio lì, dove tutto era iniziato, che Matteo Piras può provare a ripartire e rimarginare le sue ferite.
Sappiamo che il judo, sport di contatto per eccellenza, dà la possibilità di forgiare non solo il corpo, ma anche lo spirito. Se a questo, ci aggiungiamo la
disciplina conosciuta come mentalcoaching, il gioco è fatto. “ Un mentalcoach, proprio come Matteo Piras, è un professionista che aiuta le persone ad
avere più consapevolezza di sé e delle proprie capacità. Capita spesso che le persone si sentano in balìa degli eventi, non riuscendo a razionalizzare
ciò che accade intorno a loro, ma facendosi prendere dall’ansia. Attraverso la pratica del mentalcoaching, si possono trovare piccoli trucchi per non
esserne dominati ed imparare a gestirla. E’ qualcosa che può essere applicato a tutti gli ambiti della vita, e quindi anche nello sport.
Ed è così che il judoka affronta tutti i Grand Slam validi per la qualificazione ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Facendo tanti piccoli passi, per arrivare in
cima. Ma poi arriva la giornata più difficile, che conbacia con quella dell’ Europeo di Zagabria del 2024 nel quale Matteo è costretto a scontrarsi nella
finale per la medaglia di bronzo con il suo compagno di squadra di nazionale Elios Manzi . Un incontro se vogliamo fratricida ma equilibrato, all’insegna
dell’assoluto rispetto reciproco che gli avversari hanno l’uno per l’altro ma che riserva però un amaro quinto posto per Matteo, dovuto a un wazari a
vantaggio di Manzi nel golden score. Sembra che il sogno sia sfumato….
Ma proprio questo determina l’assoluta consapevolezza in Matteo che c’è bisogno di qualcosa in più rispetto a quanto finora fatto.
Decide allora di non concedere più nulla, nessun cedimento nessun errore. Non è più concesso nessuno sbaglio.
Si butta a capofitto sullo sprint finale per la conquista del pass olimpico e, quindi, per la scalata della ranking. Dopo solo due settimane parte per il
Grand Slam di Astana, Kazhakistan, e dopo una gara strabiliante si ferma solo in finale guadagnando l’argento . Un argento forse un po’ stretto ma che
fa acquisire una consapevolezza maggiore dei proprio mezzi. Non rimane infine l’ultima gara valida per la qualificazione olimpica, la competizione più
importante e di livello per un judoka dopo l’olimpiade: il Campionato Mondiale di Abu Dhabi. E li il sogno viene a concretizzarsi una volta per tutte: dopo
una gara dove in semifinale Matteo riesce a dare filo da torcere anche all’atleta giapponese che riesce a battere Matteo solo per un wazari al golden
score si arriva alla finale per il bronzo che seppur conclusa con uno stretto quinto posto decreta una certezza assoluta: il Pass Olimpico.
La finale olimpica è ora davvero consacrata con 3899 punti nella ranking list olimpica e un strabiliante decimo posto.
Non manca nulla: buona fortuna, Matteo!


