Alessandro Di Gianni, da atleta a Insegnante: scommessa vincente!

il piccolo Alessandro
il piccolo Alessandro

Alessandro Di Gianni, entra all’ Akiyama da bambino e ne esce solo per diventare un judoka professionista, da ragazzo poteva scegliere tra calcio e judo, lui a scelto la prima, dopo qualche anno nelle Fiamme Gialle ritorna alle origini, dove sceglie di gareggiare ancora per la sua prima palestra, conquistando una medaglia in Coppa Italia e un strabiliante bronzo a squadre, in seguito intraprende la strada dell’insegnamento: una avventura nuova, una scommessa che dopo qualche anno si rivela vincente, un risultato tutto meritato grazie anche alla moglie Elena sempre al suo fianco.

Leggi l’intervista all’atleta, judoka ma soprattutto insegnate Alessandro Di Gianni.

 

Partiamo dalla domanda più classica: come hai iniziato a fare judo e perché?

Un giorno, a cinque anni, ho accompagnato mio fratello alla prova di judo alla Akiyama Settimo e ho desiderato subito salire sulla immensa materassina a correre anche io… così ho iniziato col mio primo maestro Raffaele Toniolo, dotato di un carisma fuori dal normale.

Quando sono arrivati i primi risultati importanti? raccontaci tua carriera judoistica?

I primi risultati dopo anni di duri allenamenti, rinunce e cali peso sono arrivati con il primo posto ai Campionati Italiani Esordienti, poi sono seguiti altri due secondi posti a Cadetti, che mi hanno portato alla primissima convocazione con la Nazionale Cadetta nel 1996 per il Trofeo Città del Palio di Siena, che mi vide sul podio. Sono seguiti un primo posto all’allora C.I. Speranze e l’importante gara con la Nazionale, le Olimpiadi giovanili EYOF del 1997 a Lisbona, dove mi sono classificato al 7° posto. La mia carriera sportiva procedeva parallelamente anche nel calcio, fino a giocare fino in promozione.

Alessandro Di Gianni sul podio dei campionati junior, al secondo posto l'amico Francesco Bruyere
Alessandro Di Gianni sul podio dei campionati junior, al secondo posto l’amico Francesco Bruyere

Il primo anno Junior ho vinto la Coppa Italia, il secondo anno ho vinto i Campionati Italiani Junior nei 66 Kg, battendo in semifinale l’amico Bruyere Alessandro e in finale il fratello Bruyere Francesco nel 1999, e sono stato avvicinato per la prima volta dal Direttore Tecnico delle Fiamme Gialle Felice Mariani. Intanto sono stato contattato anche dal Centro Sportivo dei Carabinieri, che però alle visite mediche aveva considerato il mio metabolismo più da 73 Kg che da 66 Kg e mi scartava.

L’anno successivo, dopo il secondo posto ai Campionati Italiani junior, altri risultati con la Nazionale ritenuti soddisfacenti e la partecipazione ai Campionati del Mondo Junior nel 2000 a Tunisi con la Nazionale, finalmente sono entrato nel Gruppo Sportivo Fiamme Gialle.

Cosa ti ha fatto venir voglia di gareggiare di nuovo con l’Akiyama?

Diversamente da quanto ci si aspetterebbe, gli anni da professionista sono stati meno ricchi di risultati e di soddisfazioni personali, complice il trasferimento a Roma, il cambio della metodologia di allenamento e un serio infortunio alla spalla sinistra, che mi ha lasciato fuori dalle competizioni per quasi un anno.

Fiamme GialleAlessandro, in alto a dx, con la squadra delle Fiamme GialleIl bagaglio della mia carriera judoistica si è arricchito sicuramente anche di questa esperienza, che mi ha fatto conoscere maestri di primo livello come Paolo Monaco, Girolamo Giovinazzo, Felice Mariani e Nicola Morace, e mi ha fatto capire la differenza che comunque esiste tra il dilettantismo e il professionismo. Tuttavia il mio ritorno alle gare mi aveva dato la sensazione che nessuno avesse più fiducia nelle mie potenzialità. Pertanto, la mancata convocazione ai trials per le Olimpiadi del 2004 mi ha davvero lasciato l’amaro in bocca e mi ha portato, nonostante il primo posto nei Campionati Italiani a Squadre, a terminare la mia attività judoistica da professionista, pur rimanendo ad allenare la sezione giovanile Fiamme Gialle, con la quale ottenni delle medaglie nei Campionati Italiani Esordienti.

La mia voglia di rivalsa mi ha portato a tornare alle origini, nella palestra dove mi sono sempre sentito “a casa” e ho deciso di provare ancora l’emozione di gareggiare con chi ha sempre creduto in me e nelle mie capacità, dandomi quell’iniezione di fiducia di cui avevo bisogno. Così, nonostante il lavoro, servizio operativo in Guardia di Finanza ad Asti, mi sono classificato al 2° posto in Coppa Italia nel 2006 e nel 2007 ho guadagnato ancora un terzo posto nei Campionati Italiani a Squadre con la Akiyama, pareggiando il mio incontro in finale con Elio Verde, in forza alle Fiamme Oro. Solo con la nascita di mio figlio, ho deciso di abbandonare il mondo dell’agonismo per dedicarmi ad un’altra delle mie grandi passioni: l’insegnamento

Come hai iniziato a insegnare? qual’è stato il tuo percorso e le emozioni che si provano?

primo corso di judo all’ Unisport CavagnoloRicordo ancora quando Pierangelo Toniolo mi presentò un dirigente dell’UNISPORT di Cavagnolo, uno paesino sperduto tra Torino e Asti, sulla strada che mi portava al lavoro, che intendeva aprire un corso di judo. Ricordo ancora quando nella saletta del palazzetto di Cavagnolo c’erano circa 30 mq. di materassine in paglia di riso prestate dalla Akiyama e quattro bambini. Il Presidente della società, Silvia Sciascia, mi aveva detto: “se entro fine mese non arriviamo almeno a dieci iscritti, non credo che il corso potrà continuare”. La mia scommessa. Nonostante il mio entusiasmo per l’avventura intrapresa, intorno a me c’era solo sfiducia generale, parenti, conoscenti e altri maestri mi scoraggiavano e cercavano di dissuadermi dal perdere tempo. Ma, nonostante la disciplina fosse praticamente sconosciuta in quelle vallate, io ci ho creduto e il corso ha preso piede, contando oggi una settantina di iscritti. Purtroppo il desiderio di realizzare qualcosa di mio ha reso inevitabile il taglio del cordone ombelicale con Settimo nel 2012, anche per ripagare la fiducia riposta dalla dirigenza dell’Unisport nei miei confronti, con l’affiliazione della società alla FIJLKAM. Nel maggio scorso Cavagnolo ha addirittura organizzato un Trofeo di judo per i più piccoli, con la partecipazione di quasi quattrocento atleti, cosa assolutamente impensabile solo qualche anno prima.

primo corso di judo all’ Unisport Cavagnolo

 

Non del tutto appagato, ho deciso di portare il mio entusiasmo da allenatore anche in Caserma a Torino, dove esiste una struttura davvero invidiabile (quasi 200 mq. di tatami). Così dal 2013 alleno anche il gruppo di judo della A.s.d. Guardia di Finanza Piemonte, che ad oggi conta una trentina di iscritti, figli o parenti di familiari appartenenti al Corpo.

Come ci si sente per la prima volta sulla sedia dei Campionati Italiani? prossimi obiettivi?

Quest’anno è arrivata anche la prima qualificazione alle finali dei Campionati Italiani di judo esordienti per un mio giovanissimo atleta dell’UNISPORT.

Non so descrivere a parole la sensazione provata entrando al PalaPellicone di Ostia non come atleta ma come tecnico. Forse è stato peggio, perché almeno come atleta l’adrenalina la scaricavo sul tatami, mentre le emozioni da tecnico le ho dovute soffocare per non turbare il mio allievo già oltremodo agitato. L’importanza di quella gara si intuisce già varcando la soglia, si respira la sensazione di essersi lasciati alle spalle quei palazzetti angusti dove le urla dei bambini, dei genitori e dei tecnici a bordo materassina sono lontani e lasciano spazio… al judo.

Tanta è ancora la strada da compiere per me per giungere ad alti livelli, ma la sento che la via intrapresa è quella giusta e mi fido del mio istinto, che mi ha sempre guidato. Chiaramente il prossimo obiettivo è che le qualificazioni possano essere più all’ordine del giorno e non un evento memorabile. Credo che il lavoro, i sacrifici dei ragazzi che si allenano, dei genitori che li sostengono e seguono e del tecnico sono gli ingredienti necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Un capitolo a parte merita poi la prima gara di mio figlio (altro che Finale dei campionati italiani!), ove ho provato un’emozione che mi ha investito all’improvviso e mi ha riportato bambino alla mia prima lezione di judo.

Alla fine di questa intervista, quando gli chiediamo se vuole dire altro, Alessandro ci parla del suo maestro:

2015
1° Trofeo Citta di Cavagnolo

“Che cosa posso dire del mio maestro Pierangelo Toniolo: per me non è stato solo un grande insegnante tecnico, ma soprattutto un esempio di mentalità vincente. A distanza di anni sento che ha saputo tirare fuori il meglio e a farmi crescere e mantenere una voglia di misurarmi senza eguali. Penso anche che un conto sia dire ai propri allievi cosa fare stando con le braccia conserte, un conto sia vedere il proprio maestro che fa in prima persona quello che si aspetta da te. Questo è un insegnamento tangibile, che ti migliora giorno per giorno. Spero di riuscire nel mio piccolo a trasmettere tutta la mia passione e il mio bagaglio di esperienze ai miei allievi, e soprattutto a mio figlio, così come hanno fatto con me. Con l’insegnamento, si può arrivare a conoscere il judo a 360°, apprezzandone anche caratteristiche che da atleta non sono minimamente prese in considerazione, e la carriera del judoka in qualche modo continua, al servizio degli altri, per sfide e obiettivi sempre nuovi.

 

Grazie “Digia” per il tuo esempio di come si può percorrere una strada ed arrivare ad un obbiettivo con solo le proprie forze e tanto impegno.

 

IMG_20151215_161056

Inserto SportWeek
Inserto SportWeek

IMG_20151215_160807

T3

T

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *